“La carta della terra”, mostra incontro al PAN dal 2 al 17 marzo 2019

Sabato 2 marzo 2019 alle ore 17 negli spazi “loft” del PAN | Palazzo Arti Napoli verrà inaugurata la mostra “La carta della terra” nell’ambito del progetto “mostra incontro” giunto alla quarta edizione.
Il progetto, curato da Peppe Pappa, prevede la partecipazione degli artisti Antonio Barbagallo, Andrea Colaianni, Livio Marino Atellano, Peppe Pappa, Anna Pozzuoli e Ilia Tufano.
La mostra, organizzata con la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, si avvale dei contributi critici di Eduardo Alamaro, Mario Franco e Stefano Taccone.
Gli artisti con le loro opere propongono una riflessione sulla immanenza di quegli “scenari futuri” del nostro mondo che sono diventati di prepotente attualità: “Le opere in mostra con il loro potenziale narrativo invitano a divulgare il rispetto della terra in tutte le sue forme di vita e difendere l’equilibrio dei sistemi economici ai quali le esistenze umane si rapportano”.

La mostra rimarrà aperta fino al 17 marzo 2019
Finissage domenica 17 marzo dalle 09,30alle 14,00
Orari: tutti i giorni dalle 09,30 alle 19,30

Visitatori in crescita a Pompei, secondo sito italiano dopo Colosseo

Musei e siti archeologici statali sono stati visitati, nel 2018, da oltre 55 milioni di persone (55.504.372), con un aumento superiore ai 5 milioni rispetto all’anno solare 2017 (50.169.316). Lo annuncia il Mibac, spiegando che gli incassi lordi sono cresciuti dai 193.915.765 euro del 2017 ai 229.360.234 euro del 2018 (+35,4 milioni). Per quanto riguarda i singoli ingressi il sito statale più visitato resta saldamente l’area Colosseo – Foro Romano – Palatino, seguita da Pompei e dagli Uffizi. L’area archeologica di Pompei aumenta il numero di visitatori del 7,78% passando da 3.383.415 ingressi a 3.646.585 del 2018.

Napoli: al Maschio Angioino la mostra “Metamorfosi Creative”

Sarà ospitata dal 15 al 26 febbraio 2019, presso la sala espositiva della Fondazione Valenzi, al Maschio Angioino di Napoli, la mostra collettiva dal titolo “Metamorfosi Creative”, a cura di Rossella Bellan, Giulia Mazzilli e Antonietta Panico, organizzata dall’Associazione Nartwork. Il percorso espositivo che esalta l’estro e la creatività degli artisti sfidandoli ad affrontare il tema delle metamorfosi nell’arte, quale trasformazione del reale, accoglie opere pittoriche e poesie di artisti italiani e stranieri e ha ricevuto il patrocinio morale della Regione Campania, del Comune di Napoli e dell’Università “Suor Orsola Benincasa”.Saranno presenti nell’esposizione opere di Manlio Allegri, Claudio Barbugli, Laura Bruno, Franco Bulfarini, Daniela Bussolino, Salvatore Cacace, Caterina Caldora, Antonio Casolin, Mario Cianciotti, Chiara Cinquemani, Danilo Corsetti, Giovanna Da Por Sulligi, Emanuela De Franceschi, Enrico Del Rosso, Rada Koleva – Genova, Nadine Giehl, Monika Hartl, Michelle Hold, Elke Hubmann – Kniely, Benita Martin, Eva M. Paar, Salvatore Procida, Alessio Serpetti, Mario Vièzzoli, Gemein Waltraud. La mostra sarà aperta al pubblico nei seguenti orari: 10.00 – 13.00, 15.30 – 18.30. Chiuso la domenica.

Siti archeologici vesuviani: boom di presenze, quasi 7mila visitatori nella prima domenica del mese

Quasi 7mila i visitatori nei siti archeologici vesuviani nella prima domenica del mese quando, per disposizione del Mibac, l’ingresso ai luoghi d’arte e musei statali è gratis. Negli Scavi di Pompei – secondo dati della Soprintendenza
sono stati 5.392 i visitatori, al Parco archeologico di Ercolano 1.053: qui i volontari della Pro Loco Herculaneum, come accade la prima domenica del mese, hanno accolto gruppi di turisti offrendo dolci e bibite. All’interno dell’Antiquarium i visitatori hanno potuto ammirare la mostra SplendOri, circa cento monili e preziosi appartenuti agli antichi abitanti, ritrovati nelle domus e sulla spiaggia dove i fuggiaschi tentarono invano la fuga dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Agli Scavi di Oplonti sono stati 167 i visitatori e al Museo di Boscoreale 100. Il totale complessivo delle presenze è 6.712.

Domeniche al museo, i siti da visitare in provincia di Caserta: le aperture gratuite

Dalla Reggia di Caserta all’area archeologica di Santa Maria Capua Vetere: tanti i siti a Caserta e provincia, che apriranno le proprie porte ai turisti gratuitamente domenica 3 febbraio 2019.

Museo Archeologico dell’Antica Allifae ad Alife (Caserta)
Piazza XIX Ottobre
Telefono: 0823787005
Nel Museo sono raccolte le testimonianze relative alle varie fasi di occupazione umana nella zona, dalla preistoria, alle epoche preromana e romana, sino all’età medievale, rinvenute nel corso di recenti indagini archeologiche eseguite dalla Soprintendenza (continua a leggere…).

Area archeologica di Cales a Calvi Risorta (Caserta)
Strada Statale Casilina
Telefono: 0823652533
L’antica Cales sorgeva su un pianoro attraversato da importanti vie di comunicazione tra il Lazio e la Campania. Oggi si trova nella località che conserva il toponimo di Calvi Vecchia presso l’attuale comune di Calvi Risorta. Fu la prima colonia romana fondata in Campania, per la sua posizione strategica all’interno della regione. In età imperiale, Cales ebbe due edifici per spettacoli: il Teatro per le rappresentazioni sceniche e l’Anfiteatro per i combattimenti tra gladiatori. Oltre al teatro è oggi possibile visitare i resti piuttosto imponenti di due ampi complessi termali pubblici, e di un tempio, parte di un arco onorario, numerosi edifici privati (continua a leggere…)

Reggia di Caserta, Parco e Museo dell’Opera e del Territorio
Via Douhet, 2°
Telefono: 0823277111
Nel 1750 Carlo di Borbone (1716-1788) decise di erigere la reggia quale centro ideale del nuovo regno di Napoli, ormai autonomo e svincolato dall’egida spagnola. Il progetto per l’imponente costruzione, destinata a rivaleggiare con le altre residenze reali europee, fu affidato, dopo alterne vicende, all’architetto Luigi Vanvitelli (1700-1773), figlio del più importante pittore di vedute, Gaspar Van Wittel, già attivo a Roma sotto Benedetto XIV nel restauro della cupola di S.Pietro (continua a leggere…).

Museo Archeologico dell’antica Calatia a Maddaloni (Caserta)
Via Caudina, 313
Telefono: +39.0823.200065; +39.0823.403493 (Ufficio archeologico di Maddaloni
Orario: dalle ore 9.00 alle ore 20.00
Il Museo Archeologico di Calatia ha sede nel Casino dei duchi Carafa del ramo della Stadera, una delle più significative emergenze storiche della città di Maddaloni. I reperti che provengono in massima parte dalla necropoli, sono serviti per spiegare i momenti storici più salienti, modi, gusti e tendenze attraverso i secoli delle genti della piana campana, dai rapporti con il mondo coloniale alla romanizzazione. Sono stati scelti quattro temi principali: la viabilità antica, l’età arcaica, la figura della donna tra VIII e VII sec. a.C. e quella dell’uomo nel medesimo contesto storico. Il Museo è dotato di un parcheggio esterno di 1600 mq.

Anfiteatro Campano a Santa Maria Capua Vetere (Caserta)
Piazza I Ottobre, 1860
Telefono: 0823798864
L’anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere, il secondo in ordine di grandezza tra tali tipi di monumenti nell’Italia antica dopo il Colosseo (m 165 sull’asse maggiore, m. 135 su quello minore a livello dell’arena), fu innalzato tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C. in sostituzione dell’arena meno capiente risalente ad età graccana.

Mitreo di Santa Maria Capua Vetere (Caserta)
Vicolo Mitreo
Telefono: 0823844206 (Ufficio archeologico di Santa Maria Capua Vetere); +39.0823.798864
Il monumento, un sacello dedicato al culto di Mitra, antica divinità di origine persiana, costituisce uno dei maggiori esempi tra i rari santuari mitraici con decorazione pittorica.

Museo Archeologico dell’antica Capua di Santa Maria Capua Vetere (Caserta)
Via Roberto d’Angiò, 48
Telefono: 0823844206
Il Museo Archeologico dell’Antica Capua sorge nel cuore della città moderna, in un’area che nel corso dei secoli ha subito numerose trasformazioni. In età medievale fu innalzata, sul tempio capitolino della città romana, la Torre di S. Erasmo, citata da Erchemperto, un cronista longobardo. Utilizzata come fortezza da Longobardi e Normanni, la Torre divenne poi residenza dei monarchi svevi, angioini e aragonesi.

Museo civico di Sessa Aurunca (Caserta)
c/o Castello Ducale
Di origine preromana, Sessa Aurunca conserva ancora molte testimonianze storiche che permettono una ricostruzione del suo passato. Molti i popoli che l’hanno dominata (longobardi, normanni, angioini, aragonesi) lasciando tracce della loro presenza. Il Castello Ducale ne è un chiaro esempio. Costruito nel X sec., fu concepito come luogo di difesa ma anche come palatium, dove svolgere le attività ufficiali della corte. Con Federico II di Svevia, il complesso fu consolidato e ampliato con l’aggiunta di torri quadrangolari. Le trasformazioni continuarono con gli angioini, dei quali resta la straordinaria loggia del giardino pensile, e con la famiglia Marzano nel XIV sec., che abbellì la struttura con affreschi e decorazioni architettoniche di gusto castellano, come portali, archi, costoloni e colonne. Purtroppo vicende storiche e naturali hanno danneggiato la struttura originaria, con la perdita di molti elementi. Di proprietà pubblica dagli inizi dell’800, fu sede carceraria fino al secolo scorso, quando si decise di valorizzare il sito con restauri. Oggi, oltre ad ospitare una biblioteca e sale per eventi, ospita il Museo Civico archeologico.

Sala Espositiva presso il Castello Ducale di Sessa Aurunca (Caserta)
c/o Castello Ducale
La sala espositiva presso il Castello Ducale di Sessa Aurunca è gestita dalla Soprintendenza Archeologia della Campania con proprio personale. Vi sono ospitati, in un unico ambiente, una piccola parte dei reperti archeologici provenienti dagli scavi condotti dalla Soprintendenza tra il 1999 e il 2003 nell’area del Teatro Romano della città, uno dei più grandi e fastosi dell’Italia romana.

Teatro e Criptoportico romano di Sessa Aurunca (Caserta)
Via Aldo Moro
Telefono: 0823936455
Il Teatro romano di Sessa Aurunca, portato alla luce e restaurato tra il 1999 ed il 2003, è uno degli edifici pubblici di età romana più imponenti scoperti sinora in Campania. Edificato sotto l’impero di Augusto, nel I secolo d.C., fu ristrutturato ed ampliato nel II secolo d.C., sotto Antonino Pio. Per la grandiosità di resti e la preziosità dei reperti rinvenuti, è la testimonianza tangibile della potenza e dell’interesse di Roma per la Campania e per Suessa in particolare.

Museo Archeologico dell’Agro Atellano di Succivo (Caserta)
Via Roma, 6
Telefono: 0815012701
Il Museo Archeologico dell’Agro Atellano è ospitato all’interno di un edificio di proprietà comunale; la struttura si data alla fine dell’800. Utilizzato come carcere mandamentale di Succivo, fu dal 1930 adibito a caserma dei carabinieri, successivamente destinato a Museo Archeologico. Il Museo fa parte della rete dei musei dedicati al territorio infatti vi sono esposti i reperti provenienti dalla città di Atella, dalle necropoli e dal suo territorio.

Museo Archeologico di Teanum Sidicinum a Teano (Caserta)
Via Nicola Gigli, 23
Telefono: 0823.657302 (Ufficio archeologico di Teano)
Il Museo Archeologico è ospitato all’interno del complesso monumentale tardo gotico detto del “Loggione e Cavallerizza”, appartenuto alla famiglia Marzano ed edificato nel XIV secolo nell’area del castello alto medievale, con funzioni politiche e civili. L’edificio ospita oggi i reperti rinvenuti durante le campagne di scavo dell’abitato e del territorio di Teano, anticamente abitato dalla popolazione italica dei Sidicini, stanziato al confine tra il Lazio meridionale e il territorio dei Sanniti. Il percorso di visita si sviluppa in sette sale secondo un percorso cronologico e tematico che abbraccia circa tre millenni di storia.

Pompei, ritrovato il Sauro Bardato del generale.

Alto, di gran razza e bardato di tutto punto con la sella e i finimenti riccamente decorati in bronzo. E’ lo splendido cavallo di un altissimo magistrato militare, un sauro forse preparato per consentire al suo padrone di correre in soccorso alla cittadinanza nelle ore più buie dell’eruzione, l’ultima scoperta di Pompei.“Un reperto di rara importanza spiega il direttore del parco legato ad una tenuta suburbana ricca come la villa dei Misteri e che ora verrà indagata e restituita al pubblico”.

Fonte: agenzia ANSA

A Palazzo Migliaresi al Rione Terra, la mostra di pittura “Tre passi nell’arte”

E’ stata inaugurata oggi a Pozzuoli, nelle sale di Palazzo Migliaresi al Rione Terra, la mostra di pittura “Tre passi nell’arte”, realizzata con il patrocinio del Comune di Pozzuoli. Ad esporre tre artisti puteolani: Nino Caruso, Mario Fiori ed Enzo Neri, “tre amici con storie ed esperienze diverse, ma con un’unica passione, quella per la pittura”. La mostra sarà visitabile tutti i giorni fino al 13 gennaio dalle ore 9 alle 12 e dalle ore 16 alle 20.

Paolo Giulierini “Migliore Direttore di Museo” per l’anno 2018

Apprendiamo con gioia e ammirazione la notizia del riconoscimento assegnato a  Paolo Giulierini  quale “Migliore Direttore di Museo” per l’anno 2018.  “Sono orgoglioso del lavoro svolto – a dichiarato Giulierini – portato innanzi con entusiasmo e dedizione: è un lavoro che premia non soltanto il direttore, ma tutto lo staff del museo, indispensabile punto di riferimento per questa straordinaria esperienza di gestione”. Già direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) , Giulierini è dal marzo del 2018 anche direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei e in poco più di un anno di  lavoro è riuscito ad ottenere eccellenti risultati portando un notevole incremento di visitatori nei Campi Flegrei. Auguriamo al Direttore Giulierini una ancor più longeva permanenza sia al Museo di Napoli che nel Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

Napoli: dal 6 dicembre 2018 al 7 aprile 2019 la mostra “Rubens, Van Dyck, Ribera

Dal 6 dicembre 2018 al 7 aprile 2019 la mostra “Rubens, Van Dyck, Ribera. La collezione di un principe” riporta eccezionalmente a Palazzo Zevallos Stigliano di Napoli – sede partenopea delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo – la prestigiosa collezione appartenuta, prima di essere dispersa, alla famiglia Vandeneynden e, successivamente, ai principi Colonna di Stigliano che abitarono nella sontuosa dimora di via Toledo dagli ultimi decenni del Seicento.

Trentasei capolavori provenienti da collezioni private, musei italiani e stranieri, grazie a prestiti eccezionali, ritornano a Napoli, per la prima volta nelle stanze dello stesso Palazzo dove a lungo, in passato, furono custoditi. Originalità, ricerca, dimensione internazionale caratterizzano la mostra.

Dopo lunghi studi che hanno permesso di approfondire e ricomporre “la collezione del principe”, questa inedita esposizione ha il sapore del “ritorno a casa” di opere straordinarie, nel contesto in cui, oltre tre secoli fa, furono raccolte e ammirate.

Stretti rapporti di parentela legavano la famiglia Vandeneynden a quelle di diversi artisti delle Fiandre attivamente impegnati anche nel mercato dell’arte. Tale fitta rete di relazioni, di cui furono partecipi anche Rubens e Van Dyck, favorì la formazione della raccolta che annoverava il meglio della produzione italiana e fiamminga del tempo, esempio dei rapporti artistici e culturali che intercorsero a lungo tra il Nord e il Sud dell’Europa.

La collezione vantava opere tuttora celebri, come il “Banchetto di Erod” di Rubens, ora a Edimburgo, e ancora esemplari di Anthony Van Dyck, Aniello Falcone, Luca Giordano, Mattia Preti, Jusepe de’ Ribera, Salvator Rosa, Massimo Stanzione, Guercino, Annibale Carracci, Jan Brueghel, Jan Miel, Andrea Vaccaro, numerose nature morte nonché paesaggi e battaglie di altri maestri fiamminghi.

Consultant curator del percorso espositivo è Gabriele Finaldi, direttore della National Gallery di Londra; il curatore è Antonio Ernesto Denunzio con la collaborazione di Giuseppe Porzio e Renato Ruotolo.

La mostra è organizzata da Intesa Sanpaolo, Direzione Centrale Arte, Cultura e Beni Storici – Ufficio Iniziative Culturali, Progetti Espositivi, Patrimonio Artistico. L’iniziativa si avvale, inoltre, di un prestigioso comitato scientifico che annovera, tra gli altri, Christopher Brown, Aidan Weston Lewis, Gert Jan van der Sman, Keith Sciberras, Maria Cristina Terzaghi.

“Leda e il cigno” a Pompei, scoperta una nuova pittura parietale durante uno scavo

Ancora una nuova scoperta dagli scavi che da mesi interessano la Regio V di Pompei, una pittura parietale che si aggiunge a quelle splendide di Venere e Adone della Casa con giardino, e a quelle della Casa di Giove.

Questa volta, come si legge dalle note dell’Ufficio stampa del Parco Archeologico vesuviano, si tratta del mito di Leda e il cigno, rappresentato in un affresco rinvenuto durante i lavori di stabilizzazione e riprofilamento dei fronti di scavo in una stanza da letto di una casa di via del Vesuvio.

La scena erotica rappresenta il congiungimento tra Giove, trasformatosi in cigno, e Leda, moglie di Tindaro, re di Sparta. Il mito, presente nelle Metamorfosi di Ovidio e sin dall’antichità molto in voga in campo artistico, ha diverse varianti, ma la pricipale racconta di Zeus che volendo accoppiarsi con la bella regina, sotto mentite spoglie la raggiunse sulle rive del fiume Eurota in Laconia.