Crocieristi in Tour

Sei in crociera? Possiamo aiutarti a visitare tutto ciò che c’è di interessante da scoprire! Utilizza il form in basso per inviare una richiesta di informazioni ti risponderemo nel più breve tempo possibile con la migliore offerta. Oppure puoi contattarci telefonicamente allo 081 192 55 646.

Sbarco al Porto di Napoli, proseguimento in pullman con la guida per la visita degli Scavi dell’antica Cuma, la prima colonia greca di Occidente fondata nella seconda metà dell’VIII secolo a.C., si conosce ancora piuttosto poco, se si escludono i numerosi bei vasi greci che nell’Ottocento furono estratti dalle sue necropoli e poi dispersi in tutti i musei d’Europa. Nel Novecento gli scavi si sono concentrati soprattutto sull’acropoli, dove sono visitabili i due grandi templi testimoni della fase greca, trasformati in chiese nel Medioevo: sulla terrazza più bassa il tempio di Apollo, sottoposto ad un rifacimento romano in età augustea, di cui restano un monumento a sedile e una cisterna forse pertinente ad una fontana monumentale di età ellenistica; e, sulla cima più alta dell’acropoli, il secondo tempio, detto (senza certezza) di Giove. Sull’acropoli è il cosiddetto “Antro della Sibilla”, il monumento più celebre di Cuma, città che era considerata in età romana un luogo sacro: Virgilio aveva descritto come avvenuta qui la profezia della Sibilla ad Enea.

Da Cuma si facevano derivare i Libri Sibillini, contenenti le profezie che i più alti magistrati dello stato romano consultavano nei giorni più difficili della repubblica; e ancora da qui si facevano venire, obbedendo ad antichi rituali, le sacerdotesse del culto di Demetra-Cerere. Visibili dall’acropoli sono anche i resti della “città bassa”, con i Templi italici del Foro ed i grandiosi ruderi di un edificio termale detto “Masseria del Gigante”; inoltre, l’anfiteatro di recente riportato alla luce, nonché l’”Arco Felice”, impiantato sul valico che fu aperto nel monte Grillo, confine orientale della città antica, per il passaggio della antica via Domitiana.

Proseguimento per la vista dell’area del Parco Archeologico di Baia comprende resti imponenti di impianti termali e idraulici, le Cento Camerelle, la Piscina Mirabile, la tomba di Agrippina, il porto militare di Miseno, il teatro, le tombe monumentali: un patrimonio archeologico ineguagliabile. Baiae fu il centro flegreo residenziale per antonomasia, ambìto dalle più eminenti personalità romane e prescelto dalla famiglia imperiale stessa per la salubrità del clima e le proprietà terapeutiche delle sue acque. La più cospicua testimonianza di tale sfruttamento è il vasto ed articolato complesso architettonico delle cosiddette Terme, nel quale è da riconoscere verosimilmente ciò che resta del Palatium imperiale. Il complesso – nel quale è possibile distinguere vari nuclei edilizi e diverse fasi costruttive – si dispiega scenograficamente lungo il pendio della collina con una serie di terrazze, scalinate, portici, ninfei, e con ardite soluzioni architettoniche, come nelle Terme di Sosandra e nelle tre sale denominate dalla letteratura antiquaria napoletana “Tempio di Diana”, “Tempio di Mercurio” e “Tempio di Venere”. Oltre al complesso, che occupava – come recenti indagini subacquee hanno dimostrato – anche la zona attualmente sommersa per gli effetti del bradisismo, è possibile visitare l’adiacente parco monumentale che, inaugurato nel 1980 come area attrezzata a verde, racchiude al suo interno numerose strutture non ancora sistematicamente esplorate, ma senz’altro pertinenti al complesso suddetto, il cui nucleo originario, identificato con la villa di C. Giulio Cesare, è stata recentemente riportato alla luce. La maggior parte dei favolosi edifici di Baia è sommersa dal mare. Queste rovine costituiscono il Parco Archeologico Sommerso di Baia. Grazie ad escursioni con apposite barche e alle riprese subacquee, sono visibili pavimenti in mosaico, mura, colonne, e altri resti. Riferibili ad una dimora imperiale sono i ruderi sommersi del Ninfeo di Punta Epitaffio, il cui complesso statuario di epoca giulio-claudia è stato riproposto con un nuovo allestimento ricostruttivo nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei, istituito nel 1994 all’interno del restaurato Castello Aragonese. Nella vicina Bacoli, denominata in antico Bauli, sono ancora visibili una grandiosa cisterna sotterranea del I sec. a.C. denominata “Cento Camerelle” ed i suggestivi ruderi denominatiì “Sepolcro di Agrippina”, in realtà un teatro-ninfeo pertinente ad un’altra residenza imperiale.

Rientro al Porto di Napoli.

Sbarco al Porto di Napoli, trasferimento in pullman con la guida per la visita della Solfatara: è uno dei 40 vulcani che costituiscono i Campi Flegrei ed è ubicata a circa tre chilometri dal centro della città di Pozzuoli. Si tratta di un antico cratere vulcanico ancora attivo ma in stato quiescente che da circa due millenni conserva un’attività di fumarole d’anidride solforosa, getti di fango bollente ed elevata temperatura del suolo: altre attività simili si riscontrano anche in altre parti del mondo e vengono indicate con il nome di solfatare proprio per la similitudine con quella puteolana. La Solfatara rappresenta oggi una valvola di sfogo del magma presente sotto i Campi Flegrei, grazie alla quale si riesce a mantenere una pressione costante dei gas sotterranei.

Proseguimento per la visita dell’Anfiteatro Flavio è uno dei due anfiteatri romani esistenti a Pozzuoli e risale alla seconda metà del I secolo d.C. Oggi si trova a poche centinaia di metri dall’attuale linea di costa, nel centro di Pozzuoli, e dista pochi passi dalla fermata Pozzuoli della linea 2 della metropolitana di Napoli.Secondo la tradizione, nel 305 d.C. i martiri: Gennaro, Festo, Desiderio e Sossio vennero condannati ad essere sbranati nell’Anfiteatro, ma a seguito di una benedizione fatta da San Gennaro, le belve non li sbranarono. Furono poi decapitati nei pressi della Solfatara insieme ai santi Procolo, Eutiche e Aucuzio. È stato attribuito agli stessi architetti del Colosseo, del quale è di poco successivo. Alcuni testi riportano la sua edificazione otto Vespasiano e la sua inaugurazione probabilmente da Tito. Secondo alcuni studiosi, la presenza di muratura realizzata con la tecnica dell’opus reticulatum, farebbe pensare ad una sua realizzazione sotto Nerone, rimossa poi con un processo di damnatio memoriae. La tecnica muraria comprende, tuttavia, anche l’utilizzo di laterizi; inoltre, il ritrovamento di un’iscrizione epigrafica che recita così “Colonia Flavia Augusta/Puteolana pecunia sua (cioè, “la Colonia Flavia Augusta costruì a sue spese”) ed il fatto stesso che la tipologia dell’anfiteatro puteolano è del tutto simile a quella del Colosseo darebbero ragione ad una collocazione cronologica del monumento in età Flavia. Gli scavi archeologici ebbero inizio nel 1839 e si conclusero alla fine dello stesso secolo ma, solo nel 1947, a seguito di una nuova campagna di scavo, il monumento fu definitivamente liberato dai detriti che si erano accumulati nel corso degli anni.

Rientro al porto di Napoli.

Sbarco al Porto di Napoli, trasferimento in pullman con la guida per la visita degli scavi di Ercolano.

Dionigi di Alicarnasso attribuisce la fondazione di Ercolano ad Eracle di ritorno dall’Iberia, mentre Strabone riferisce che la città fu dapprima in mano agli Opici-Osci, poi agli Etruschi e ai Pelasgi e infine ai Sanniti. Al pari di Pompei e di Stabiae, anche Ercolano dovette rientrare nell’orbita della confederazione nucerina. Ribellatasi a Roma durante la Guerra Sociale, venne assalita e conquistata nell’89 a.C. dal legato di L. Cornelius Sulla, Titus Didius. Ercolano, provvista di mura modeste, fu costruita su un pianoro vulcanico a strapiombo sul mare e ai piedi del Vesuvio. Un profondo rinnovamento edilizio interessò la città nell’età dell’imperatore Augusto (27 a.C.-14 d.C.), quando furono costruiti o profondamente restaurati molti edifici pubblici, fra i quali si ricordano il Teatro, la Basilica di M. Nonio Balbo, l’acquedotto, la rete delle fontane pubbliche e dei castella aquarum, i templi dell’Area sacra, le Terme Suburbane, le Terme Centrali, la Palestra. Il rovinoso terremoto del 62 d.C. rese pericolanti molti edifici. Vespasiano finanziò il restauro della cosiddetta Basilica (costruita in età claudia: 41-52 d.C.) e del tempio, non ancora scavato, posto presso la palestra e dedicato alla Magna Mater, ma molti altri restauri sono documentati archeologicamente. Le dimensioni della città erano piuttosto modeste. È stato ipotizzato che la superficie complessiva racchiusa dalle mura fosse di circa 20 ettari, per una popolazione di circa 4000 abitanti; visibili a cielo aperto sono solo 4,5 ettari, mentre alcuni importanti edifici pubblici, scavati per cunicoli nel Settecento, sono oggi inaccessibili (la Basilica di Nonio Balbo, la cosiddetta Basilica) o si trovano all’esterno del parco archeologico (il Teatro e la Villa dei Papiri). A Herculaneum i ricchi Romani passavano le vacanze, come testimoniano le ville rivolte scenograficamente verso il mare.

La particolare dinamica del seppellimento di Ercolano, sommersa da flussi di materiale vulcanico solidificatisi per un’altezza media di 16 m, per via dell’elevata temperatura ha consentito la carbonizzazione e dunque la conservazione assolutamente originale e priva di confronti a Pompei, di tutti i materiali organici (vegetali, alimenti, stoffe, arredi e parti in legno di edifici,oltre ad una barca recuperata nel 1982 sull’antica marina), ma anche e soprattutto dei piani superiori degli edifici.

Rientro al Porto di Napoli.

Sbarco al Porto di Napoli, trasferimento in pullman con la guida per la visita degli scavi di Pompei, le testimonianze più antiche datano le origini della città tra la fine del VII e la prima metà del VI sec. a.C., quando si realizza la prima cinta muraria in tufo. Divenne colonia romana nell’80 a.C. e fu arricchita di edifici privati e pubblici soprattutto nell’età degli imperatori Augusto (27 a.C.-14 d.C.) e Tiberio (14-37 d.C.). Nel 62 d.C. un violento terremoto colpì l’intera area vesuviana.

A Pompei la ricostruzione ebbe subito inizio, ma, per l’entità dei danni, prese molto tempo: 17 anni dopo, quando il 24 agosto del 79 d.C. l’improvvisa eruzione del Vesuvio la seppellì di ceneri e lapilli, si presentava come un cantiere aperto. La sua riscoperta si verificò nel XVI secolo, ma solo nel 1748 cominciò l’esplorazione, con il re di Napoli Carlo III di Borbone, e continuò sistematicamente nell’Ottocento, fino agli interventi più recenti di scavo, restauro e valorizzazione della città antica e del suo eccezionale patrimonio di architetture, sculture, pitture, mosaici. L’area archeologica di Pompei si estende per circa sessantasei ettari, dei quali circa quarantacinque sono stati scavati. Passeggiare per gli scavi pompeiani è un’esperienza unica. È come compiere un viaggio nel tempo: si respira l’atmosfera della vita nell’antichità, quella pubblica, e soprattutto quella privata. Il Foro era il centro vivo della città: una grande piazza rettangolare, pavimentata in travertino e cinta su tre lati da un porticato. Sulla piazza si affacciano il Capitolium, il Tempio di Apollo e la Basilica, il più importante edificio pubblico, sede del tribunale e centro della vita economica. Sul Foro si affacciano anche il Tempio di Vespasiano, i Granai dove si raccoglievano i cereali per la vendita, e il Macellum, il mercato coperto dei generi alimentari freschi, come carne e pesce. Sulla più importante arteria cittadina, via dell’Abbondanza, si affacciavano botteghe artigiane, osterie, locande, tintorie, abitazioni e le Terme Stabiane, il più antico impianto pompeiano.  Visita della Basilica e shopping.

Rientro al porto di Napoli.

Richiedi Informazioni

× Come possiamo aiutarti?