Gli scavi archeologici di Cuma

Gli scavi archeologici di Cuma hanno restituito i resti dell’antica città di Cuma, una delle più antiche colonie greche in Italia, risalente al 730 a.C. ed abbandonata nel 1207 quando venne distrutta dalle armate napoletane. Il sito di Cuma, esplorato a più tappe a partire dal 1606, ma in modo sistematico solo dal 1852, è gestito dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli: la maggior parte dei reperti recuperati è conservata al museo archeologico nazionale di Napoli ed al museo archeologico dei Campi Flegrei. Nel 2016 il sito ha fatto registrare 33 296 visitatori.  La zona di Cuma fu già abitata a partire dalla prima età del ferro, o addirittura all’ultima fase dell’età del bronzo, da popolazioni indigene, come testimoniato da alcune necropoli, nelle cui tombe furono ritrovati corredi risalenti a tale periodo. La fondazione di Cuma, secondo la tradizione, avvenne intorno al 730 a.C., grazie alcuni coloni greci, Megastene ed Ippocle, provenienti da Calcide, i quali distrussero il piccolo villaggio e fondarono la nuova città su un promontorio caratterizzato da pareti ripidi e scoscese, ottimale per prevenire le incursioni dei nemici. Nel giro di pochi anni la colonia di Cuma si sviluppò rapidamente, aiutata dai favorevoli scambi commerciali con i popoli del Lazio e della Campania e si espanse fino alla costa, tanto da avere il controllo su tutto il golfo di Napoli: furono infatti create delle sub colonie a Baia, Pozzuoli, Napoli, Miseno e Capri; l’egemonia di Cuma portò la colonia ad entrare in conflitto con gli Etruschi: una prima battaglia fu combattuta nel 524 a.C., mentre una seconda, di tipo navale, si ebbe nel 474 a.C. ed in entrambi i casi i cumani riportarono la vittoria. Tuttavia dopo questo periodo la città cadde in una profonda crisi politica interna, che terminò con la conquista da parte dei Sanniti nel 421 a.C.; nel 338 a.C. fu poi occupata dai Romani, i quali le riconobbero lo stato di municipium per il sussidio dato durante le guerre puniche: anche il dominio romano non beneficiò a Cuma che continuò il suo lento declino, nonostante l’apertura della via Domiziana, nel 95, che consentiva un più facile percorso tra Pozzuoli e Roma, tanto che tra il IV ed il V secolo si ridusse ad un piccolo abitato su quello che un tempo era l’acropoli; con l’affermazione della religione cristiana, i templi vennero trasformati in basiliche, in particolare il Tempio di Giove divenne cattedrale della diocesi di Cuma: Tarquinio il Superbo, ultimo re di Roma, morì a Cuma, dove trascorsa gli ultimi anni della sua vita in esilio. Tra il 542 ed il 553 passò sotto il dominio degli Ostrogoti, per poi essere conquistata dai Bizantini; le altre dominazioni furono quella dal 717 dei Longobardi e quella dal 915 dei Saraceni, i quali la distrussero in larga parte, rendendo il luogo un covo di pirati: la storia di Cuma si arrestò nel 1207 quando venne distrutta dalle armate napoletane.

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