Le terme di Baia, tra sollievo e bellezza

Quanto hanno da raccontare i nostri Campi Flegrei…?
Quante battaglie, amori e sovrani hanno vissuto momenti di gloria in queste terre del fuoco…?
Eppure, nonostante la storia qui diventa leggenda e viceversa, tocca a noi, semplici narratori, ricordarne le meraviglie, inanellando l’uno dopo l’altra quelle singole pietre preziose che compongono paesaggio, cultura e arte, e che fanno di questo luogo un posto unico al mondo.

E’ qui, infatti, che sono stati narrati i fasti della Roma imperiale, qui sono stati raccontati gli intrighi del potere e, sempre qui sono state descritte le sfarzose cerimonie dei cesari. Tutti questi avvenimenti in una Puteoli cosmopolita e dinamica, maestosa e solare, porto privilegiato della potente capitale dell’Impero.

E con essa, ugual gloria e spettacolarità va attribuita alla Solfatara, l’antro vulcanico delle lande flegree che, solo, trasforma i Campi Flegrei in un teatro d’eccellenza per artisti e narratori, simbolo di un territorio in cui convergono prorompenti le forze della natura e la storia degli uomini.

Accanto ad essi risplende, tra gli altri, anche la bellezza di Baia, l’antica località greco-romana del comune di Bacoli, con le sue ville con vista sul mare e le sue celebri aule termali. Quest’ultime scoperte già in epoca antica e utilizzate non solo come luoghi d’élite ma anche come spazi di benessere, che curano gli affanni del corpo e della mente. Acque speciali, dunque, che ancora oggi donano sollievo e relax tra natura e armonia.

A testimoniare l’uso antichissimo delle terme di Baia sono i tanti resti archeologici databili intorno alla tarda età repubblicana, all’età augustea, adrianea e severa.

Tra i più noti vi è il Tempio di Diana. Esso traeva i suoi vapori termali direttamente dal terreno, caratterizzato da fregi marmorei raffiguranti scene di caccia; da qui la scelta del nome che richiama al culto della dea della caccia. Da un punto di vista architettonico, l’edificio presentava una grande cupola ogivale (oggi rimasta in piedi solo parte) realizzata in opera cementizia. In origine doveva avere un diametro di circa 30 metri, iscritta all’interno di un corpo ottagonale in opera mista.

Altro complesso termale di rilievo è il Tempio di Venere, chiamato così per una tradizione antiquaria legata alla definizione della spiaggia di Baia: “litus beatae Veneris aureum”. Esso si presentava come una grande aula termale risalente alla prima metà del II secolo d. C., caratterizzato in gran parte da una cupola ad ombrello con sedici spicchi in opera cementizia congiunta agli archi delle finestre. Lungo la superficie esterna, tasselli in vetro azzurro davano vita, con i raggi del sole, a brillanti giochi di luce, i quali rendevano l’edificio visibile finanche dal mare; un vero spettacolo! Anche quest’edificio, così come il Tempio di Mercurio, è oggi interrato a causa del bradisismo, il fenomeno geologico ricorrente in passato nell’area flegrea.

L’appena citato Tempio di Mercurio, invece, era un frigidarium, vale a dire un’area destinata ai bagni freddi. Era chiamato anche “truglio” per la sua forma circolare, e seguendo le descrizioni del XVIII secolo (esso era, infatti, una tappa obbligata per il gran tour), scopriamo essere composto da sei nicchie, quattro delle quali semicircolari.

Da ciò possiamo desumere che i Campi Flegrei, oltre ad aver grande importanza per la cultura e la posizione geografica, assumevano ampio rilievo per l’aspetto curativo; caratteristica rimasta inalterata nel corso dei secoli.

L’immagine dell’articolo è tratta dalla pagina web:  Wikimedia Commons

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